Il blogging non è un gioco.

12:28:00

Traduzione di una blogger esaltata

1) S4S? --> ciao, chi sei? non lo so, ma se metti mi piace alla mia pagina, io lo metto alla tua e così abbiamo un like in più, traguardo!

2) I love your blog --> non so nemmeno come si chiami, quale impostazione grafica e redazionale abbia ma lo lovvo comunque.

3) Vogue? --> è la mia bibbia, colleziono tutte le copie da quando ho 5 anni e mezzo, da ieri quindi e non nè ho mai aperta mezza.

4) Live for fashion --> la passione è nata sin da quando ero piccola, mi divertivo a vestire le bambole, creando abiti per loro MA non so manco la differenza tra stylist e stilista. 

5) #ladureemacarons --> ho mangiato 8 kg di biscotti, semplici biscotti.

6) wow, glamour, chic, faboulous --> mi piace/mi fa schifo, è lo stesso. 

7) shooting time --> mi hanno fatto due foto in un campo di grano.

8) fashion blogger --> ho fatto shopping come non ci fosse un domani #sapevatelo e la Gucci della quale sono stata omaggiata è a dir poco stupefacente, grande, bella, grossa #sohappy!


Questa fortunatamente è solo una porzione, una fetta di blogger che con l'andare del tempo, peggiora a dismisura. Non dite che di gente così non nè esiste, non dite che li odiate se sotto sotto siete i primi ad idolatrarli sui loro blog.
Se così non fosse, non si spiegherebbe la malsana concezione che si ha di una categoria come questa, importante, grande e di cotanta influenza.

Ma questo non vuole essere un post morale sul "lavoro" svolto da alcune di esse bensì un modo per evidenziare quanto l'atteggiamento che appartiene loro, le porti alla costante ricerca di qualcosa che alla fin della fiera si tramuta in ridicolo.
I loro outfits, ad esempio.
Persone talmente tarate di cervello hanno uno ed un solo scopo stampato in testa : apparire, esagerare.
Lo dimostrano costantemente agli eventi i quali presenziano, alle settimane della moda, alle foto che pubblicano sulle loro pagine facebook alimentate da "scambi di like" reduci da favori : io a te, tu a me.












 







Non c'è niente di spontaneo. E' tutto ben programmato. Scarpe, borse, calze ed abiti da far venire la pelle d'oca.
Un tripudio di ragazze che fanno dell'eccentricità, dell'esagerazione, uno stile di vita, il loro stile di vita.
Le conseguenze? 
Non tanto i commenti negativi che nascono come funghi con cattiveria e poca umiltà, quanto la rabbia che tanti hanno esposto nell'evidenziare COSA NON SIANO I FASHION BLOGGER.

I fashion blogger non sono tante cose ma dovrebbero non essere tante altre.
Solo in questo modo si eviterebbe di arrabbiarsi per giudizi che fondamentalmente derivano da persone che si trovano di fronte a ragazze/i che svolgono la loro attività di blogging in un certo qualmodo.
Un modo malsano e denigratorio per la restante parte che al contrario :

1) Non apre un blog per il gusto di essere omaggiata.
2) Se invitata alle sfilate, scrive commenti positivi e/o negativi, non si vende quindi.
3) Non accetta collaborazioni retribuite per 2,99€ al pezzo.
4) Se è outfits blogger pubblica foto decenti corredate da spegazioni dei relativi look.
5) Se è fashion blogger scrive di moda, consiglia, commenta.
6) Non fa elemosina di "like" per la pagina che gestisce.
7) E' apprezzata per quel che svolge all'interno del suo sito e non per scambi di favore.
8) Non accetta inviti se avvisata il giorno prima.
9) Ha una sua vita sociale e privata.
10) Ha rispetto e dignità per sè stessa in primis e per gli altri. 

Astenersi moralisti e/o perditempo.

Il blogging non è un gioco.

Giada.

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24 comments

  1. Bello questo post, concordo con te su tutto.
    Spesso mi è capitato che alcune blogger erano diventate mie followers ma poi si sono cancellate perchè io non sono diventata loro follower. Ci sono dei gruppi apposta su facebook dove mi avevano aggiunto e regola fondamentale era "ricambiare tutte quelle che diventano followers e mettono il like", quando l'ho capito mi sono cancellata.
    Ho sempre sottolineato che mi piace scrivere e sono blogger per questo, e soprattutto voglio essere libera di seguire i blog che mi piacciono e non blog che non mi interessano solo perchè loro mi seguono.

    Lauren V.
    http://modecontemporanee.blogspot.it
    facebook page

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  2. Come darti torto?
    Io sono sempre più disgustato dal fenomeno fashion blogger...

    Xoxo

    G.

    http://georgefashiondreamworld.blogspot.it/

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  3. Sono poco d'accordo con questo post e mi spiego dove.

    Trovo che ci sia sempre del marcio in ogni categoria, questo è vero, dal lattaio al manager d'azienda. Ma non bisogna demonizzare l'eccentricità come qualcosa di negativo: tante delle persone che si vestono in quel modo lo fanno perchè effettivamente sentono la necessità. E' una necessità che non si condivide? Capisco. Ma questo non vuol dire che l'eccentricità abbia una connotazione negativa. Capisco il fatto che non possa piacere quel tipo di stile, quel modo di vestire, ma questo non vuol dire che per forza l'eccentrico non è spontaneo ed è programmato. Anche la semplicità può non essere spontanea ed essere programmato.

    Inoltre a ciò aggiungo che la spontaneità e la non programmazione è una caratteristica, non un valore. Perchè la spontaneità è qualcosa di positivo? Se la gente si vestisse veramente con la prima cosa che gli capita sott'occhio farebbe dei danni assurdi. E tutti gli editorial, che sono professionalmente "costruiti" e assolutamente non spontanei ma anzi sono tassativamente programmati non sono negativi.

    Quindi capisco cosa vuole dire il post ma, riassumendo, a. l'eccentricità può o non può piacere, ma non è un valore da determina la qualità del fashion blogger b. la spontaneità non è un valore, ma solo una caratteristica

    Infine, credo che si confonda spesso il fashion blogger con il giornalista di moda o lo stylist (o anche lo stilista). Queste sono figure professionali che consigliano e parlano di moda. Ma il fashion blogger perchè dovrebbe? Il suo compito è un altro, queste professioni già esistono. Il fashion blogger condivide e commenta: questo è il suo scopo. Non per niente è nato CON Internet e prima non esisteva: perchè Internet permette di fare ciò che la carta stampata non permette, ossia condividere e commentare. Chi vuole scrivere di moda fa il giornalista o cerca di studiare e fare gavetta per fare il giornalista. Chi vuole occuparsi di styling fa una scuola, un'università e fare la gavetta oer farlo. Se si decide di svolgere uno di questi lavori passando per il fashion blogging si sta sbagliando tutto. In primis perchè non si riconosce al fashion blogger un ruolo autonomo, ma solo un ruolo di passaggio e quindi in quanto tale verrà sempre visto come qualcosa di superfluo e inutile. E in secundis perchè si sta cercando una scorciatoia invece di affrontare il mondo del professionismo, fatto di gavetta, di tanti no, di tanti "questo non va bene". Insomma, il mondo reale.

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  4. Quello che dici è assolutamente vero. Niente da dire, fondamentalmente perchè prende una strada differente da ciò che io ho voluto sottolineare. Oggi la categoria fashion blogger viene denigrata per vari motivi e ad alimentare questo fuoco, sono le miscele che chi ricopre questo ruolo in modo sbagliato continua a gettarvi sopra. Come? Pubblicando ad esempio - ed è il punto al quale faccio riferimento nel post - outfits imbarazzanti, della serie, l'importante è che se ne parli. è chiaro che i magazine ed i servizi pubblicitari importanti siano programmati e studiati a fondo ma in questo caso siamo nell'ambito della professionalità, cosa che in determinati fashion blog non c'è. Alcuni avranno anche necessità di vestirsi in tal modo ma altri proprio no. Come lo so? Lo so, da come si atteggiano, da ciò che correlano al relativo look. E' tutta una questione di distinguere chi fa cosa e come lo fa. La spontaneità per me è qualcosa di positivo se contestualizzata nel mondo dei fashion blogger. Ti ripeto, è ovvio che una rivista non proponga servizi basati sulla prima cosa che passa per la mente del fotografo, dell'art director e di chi di competenza. In più a determinare la qualità di un fashion blogger sono molteplici fattori ed i primi 8 punti in maniera quasi ironica tendono a riassumerli. Con l'ultima parte, ti dico che è vero, si fa confusione tra le varie figure e se oggi nascono polemiche su polemiche è proprio a causa di questo mix sconosciuto che si è venuto a creare. Credo anche però, che i fashion blogger abbiano il diritto di parlare, commentare e condividere e sono i primi a sapere che non hanno un tesserino, non sono professionisti, non sono giornalisti. I blog non sono riviste, sono luoghi di incontro in cui è lecito parlare e scambiare opinioni e commenti su argomenti più o meno condivisi. Il fashion blogger nulla toglie ai giornalisti. Mi stai dicendo che dovrebbe esistere solo l'outfit blogger? E perchè mai? Per quale assurdo motivo? Chi ti dice inoltre che chi gestisce un blog, non stia intanto studiando per diventare ciò che vuole? Cosa c'è di così sbagliato nell'aprire un blog per parlare di moda? Prendendo in esame il tuo punto di vista a riguardo, non dovresti nemmeno tu venire a commentare MA è invece giusto e corretto che tu lo faccia se ti trovi in disaccordo con qualcosa che è stato espresso, che sia una polemica, una recensione, una rubrica. C'è chi, nonostante si sia appena laureato, continua la sua attività di blogging, senza considerarla come una fase di passaggio. Se apri un blog per il gusto di entrare poi nel mondo del lavoro, certo che è una concezione sbagliata e chi lo fa, appartiene sicuramente ad una di quelle persone evidenziate dai primi 8 punti. Il blogging non è una scorciatoia per affrontare il mondo del lavoro. Sai quanti ce ne sono in Italia e sai quanti di questi non vengono nemmeno considerati da brand, aziende e chi per loro? Sono tutte queste concezione profondamente errate che portano a divari tanto distanti quanto poco comprensibili.

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    1. Io credo che se il fashion blogger viene denigrato non è perchè propongono outfit imbarazzanti. Quello va a colpire al massimo la persona in sé, non il fashion blogger come "categoria". E' come dire che siccome un magistrato è corrotto, allora la giustizia va denigrata. E' il magistrato che è corrotto e quindi al massimo la "pessima figura" colpisce lui. La giustizia ha sempre la sua validità.

      Poi è chiaro, anche io vedo esperienze di persone che "l'importante è che se ne parli", ma ad esempio delle foto di outfit che hai pubblicato io ho visto molti dei protagonisti e lo fanno per una questione di stile. E non è detto che il proprio stile sia accompagnato da un atteggiamento e da ciò che correlano ad un proprio look. Se a uno piace vestire quel capo e vuole condividerlo, perché obbligatoriamente lo sta facendo per apparire, visto soprattutto che è un fashion blogger e non un giornalista o uno stylist e quindi non è obbligato ad avere un atteggiamento e a correlare quel look a qualcosa? Se lo facesse un direttore di rivista capirei, ma un fashion blogger che ha una passione e la condivide cosa fa di sbagliato nel non avere un atteggiamento o non correlare il proprio look con "giustificazioni"? Quello lo fanno altri, lo fanno i professionisti.

      Certo, il fashion blogging non è comparabile al magazine e al servizio, ma quello di cui parlavo era che, tanto nell'ambito professionale quanto nell'"amatorialità, il fatto che qualcosa non sia "spontaneo" non è qualcosa di negativo, visto che è solo una caratteristica e non un valore. Così come all'inverso chi crede che la "programmazione" sia un valore e non una caratteristica sbaglia. Ciò che intendo è che tali termini sono avulsi da qualsiasi connotazione qualitativa ma esprimono solo le caratteristiche. Che si possono condividere o meno, ma non hanno in sé già un valore positivo o negativo.

      Sicuramente ognuno definisce il proprio valore aggiunto nel fashion blogger: c'è chi parla, chi commenta, chi condivide e chi fa tutte e tre le cose. Però è chiaro che "sconfinando" in qualcosa che appartiene già ad altre realtà professionali non si fa altro che sconvolgere la figura, creando così una confusione che non giova di certo al fashion blogging. Quindi secondo me affinchè il fashion blog non tolga ai giornalisti o ad uno stylist non può pensare di sostituirsi dicendo cose che competono a loro. E gli competono perché lo fanno di mestiere, perché hanno studiato, perché hanno fatto una gavetta. E' come se un operaio volesse fare i conti al posto del commercialista. Magari conosce anche la matematica, ma non è il suo compito. E l'operaio tanto quanto il commercialista, come lavori, vengono rispettati proprio perché ognuno ha le sue competenze e le applica nel migliore dei modi.

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    2. No, non ho detto che esiste solo l'outfit blogger. Ho parlato di commentare e condividere, non ho specificato la tipologia di contenuti da commentare e condividere. Anche le news possono essere commentate e condivise. Anche le ispirazioni di articoli di giornale o di foto di riviste. Questo per dirne alcune. Rispetto poi al mio commento qui, questo è un post che riguarda un fatto di attualità, quindi in tal senso non c'entra neanche il professionismo ed è giusto e corretto che io esprimi il mio disappunto perché non sto esprimendo qualcosa in relazione ad un professionismo di moda (quella giacca non è andata a quel corpo, quel vestito è in questo materiale perché, ecc).

      Certo è che per SCRIVERE DI MODA (o anche CREARE MODA) bisogna avere una competenza che appartiene ad un'altra sfera lavorativa e chi vuole approcciarsi a quel tipo di idea sicuramente non deve fare il fashion blogger, ma deve fare altro. Deve fare cioè la carriera scolastica e lavorativa. Se utilizza il fashion blogging come scorciatoia non solo sta sbagliando perché sta cercando una scorciatoia, ma danneggia anche la categoria che in tal senso non ha mai una sua collocazione ma viene vista, come dicevo prima, come superflua e inutile. E arrivista, per giungere ad un altro lavoro o scopo. Mentre il suo è uno scopo di comunicazione, inteso anche nel senso più marketing del termine. E riallaciandomi a questo, sicuramente ci sono tanti che gestiscono un blog e che stanno studiando per diventare ciò che vogliono. Ma se stanno studiando sanno bene che il mondo lavorativo a cui loro aspirano è determinano attraverso una carriera lavorativa che non è quella del fashion blogging. Se stanno cercando di approfittarne del fashion blogging per sperare che poi riescano ad avere il lavoro per cui stanno studiando, stanno solo facendo i furbi e non i professionisti che in futuro sperano di diventare. Quindi, a me fa piacere che qualcuno che sta dietro ad un blog stia studiando, ma questo è un valore che lui mette in più al blog, non è la "normalità" del blogging, perché il fashion blogger non è un professionista. Se vuole diventarlo non è questa la strada: bisogna che lui faccia la strada come l'hanno fatta tutti.

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  5. Senti, in breve il fatto è che
    1) non credo di essere l'unica a pensare che i fashion blogger debbano esistere in tutta la loro integrità, perchè quello che fanno non toglie nulla a chi lo fa di mestiere. Non c'entrano i paragoni operaio/commercialista. E chi apre un blog di tecnologia? Chi di cucina? Ci sono migliaia di blog in tutto il mondo, appartenenti a persone che li aprono, li creano, li gestiscono per il semplice fatto di poter dare vita ad un'area di discussione che accolga altre persone del circuito, consapevoli del fatto che CHI voglia conoscere dettagli nello specifico, pareri di professionisti, può/deve rivolgersi a chi di competenza, a chi di professione lo fa questo lavoro. I blog sono luoghi in cui scambiare opinioni, perchè abolirli? Non ha nessun senso ciò che dici. Tu sei il primo ad alimentare questa brutta e malsana concezione del blogging se parli in questo modo. Hai la convinzione che comunque chi gestisce un blog, lo fa perchè - nonostante stia studiando - vede nel blogging stesso una via di scorciatoia. Ma non esiste proprio. La figura del giornalista non si sconvolge, stai tranquillo e se così dovesse accadere, vorrà dire che quel determinato blogger ha svolto un lavoro che - utilizzando i tuoi termini - non gli appartiene, molto meglio rispetto a chi con questo lavoro ci campa. Fino ad ora non è successo. La confusione al contrario si è creata da quando determinate figure del fashion blogging hanno alterato il meccanismo stesso del blogging, facendo dei loro outfits, la chiave per avere il posto in prima fila, proprio davanti alla direttrice di chissà quale editoriale. Voglio dire.
    E' evidente che non ci troveremo mai d'accordo.

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    1. Non ho infatti mai detto che i blog vanno aboliti, ma al contrario che vanno coltivati focalizzandosi sulle ragioni stesse per cui sono stati creati: condivisione e commenti. Parlare di moda o creare la moda è una cosa che invece non gli appartiene perchè appartiene all'ambito della sfera professionale. E se un blogger risce a rispettare questo, riuscirà a far sì che il blogging non venga visto in modo malsano e brutto. Se una persona invece pensa attraverso un blog di parlare di moda o crearla allora sta cercando di sostituirsi a giornalisti e stylist, e questo è un assoluto errore che non giova sia alla categoria (per i motivi precedenti) sia alla persona stessa che o si configura come un amatoriale che parla di qualcosa che non sa oppure, nel caso ne sappia qualcosa perchè ha studiato, un furbo che cerca una scorciatoia. E sarebbe troppo comodo dire che se gli capitasse "l'ha fatto meglio": quella persona può essere anche brava, ma il rispetto delle professioni sta anche nel percorso da fare. Una persona che taglia le tappe attraverso un fashion blogging per arrivare ad un ruolo, per quanto può essere brava o meno, si è dimostrata solo arrivista e poco professionale. E questo alla lunga, ovviamente, non gioverà a chi avrà avuto quell'impiego.

      Quindi sì a fashion blogger che fanno outfit, che siano semplici od eccentrici, che condividono le notizie di moda SCRITTE DA CHI LO FA DI MESTIERE, che condividono delle ispirazioni editoriali FATTE DA PROFESSIONISTI e che esprimono opinioni e le lasciano esprimere ad altri secondo un meccanismo di condivisione a tutti. Questo vuol dire fare blogging e nel preciso fashion blogging. No a blogger che, per quanto possano avere studiato o meno, decidono di scrivere di moda o di fare moda o di fare styling: non è il loro compito in quanto fashion blogger. Se vogliono intraprendere questa strada devono avere rispetto sia del fashion blogging, e quindi devono fare la strada "normale" per arrivare a quel lavoro, sia del lavoro in generale, perchè non è facendo i furbi che si merita un lavoro.

      Non so se non ci troviamo d'accordo, io personalmente sono d'accordo con i tuoi 8 punti iniziali. Semplicemente dei 10 punti punti finali trovo che il 5 vada un po' rivisto, soprattutto in vista del punto 10 "Ha rispetto e dignità per sè stessa in primis e per gli altri". Nel caso in cui uno parli o crei moda non lo sta rispettando. :)

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  6. Guarda, sinceramente il fatto che tu non sia l'unica fashion blogger a pensarlo è proprio il nodo principale, perchè il problema della "denigrazione" della categoria deriva proprio dall'esterno del mondo del fashion blogging. Dici che non tolgono nulla a chi lo fa di mestiere, ma quanti esempi si possono di fashion blogger che scrivono articoli sui giornali "professionali" al posto dei giornalisti di moda o quante fashion blogger che vengono chiamate da eventi per fare da styling? Dici che finora non è successo ma ... ti sei mai fatto un giro sugli altri fashion blog, sia italiani che stranieri? Perchè ce ne sono e come di esempi.

    E il discorso si estende a qualsiasi tipologia di blog: c'è una differenza tra amatorialità e professionalità. E chiunque apra un blog lo deve fare perchè il suo è contributo amatoriale che non c'entra con le stesse "manzioni" che ha chi fa un sito o un giornale professionista o un professionista in genere. Se vogliono arrivare a scrivere su un giornale è loro onestà, soprattutto intellettuale, cominciare facendo quello che fanno tutti quelli che vogliono lavorare, cioè studio e poi gavetta. Se si riesce a distinguere e ad avere rispetto dei lavori altrui facendo così, allora il fashion blogger potrà avere un riconoscimento da parte di tutti, anche dei professionisti, che non lo vedranno come un modo furbesco di arrivare ad un lavoro, e quindi in tal senso futile e arrivista, denigrando la categoria. Il problema del fashion blogging che ti evidenzio io quindi non è che vuole eliminare i tuoi famosi 8 punti, ma li estende a qualcosa di più ampio.



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  7. Ma scusami tanto, se i blog si dovessero basare su semplice condivisione, non esisterebbero neanche, perchè per condividere ci sono i social, a bizzeffe ce ne sono. Voglio dire.
    Poi, i giri negli altri fashion blog ce li faccio e se qualcuno di questi - come ti ho scritto nel commento sopra - scrive per magazine al posto di giornalisti significa che quella determinata persona oltre a gestire un blog è anche altro. Hai una scarsa considerazione di chi sta dietro allo schermo e alla pagina del proprio spazio in rete. Non li conosci tutti, non sai cosa hanno alle spalle, gli studi, se sono già laureati, se stanno per sostenere l'esame di stato. Cosa ne sai. Solo chi ha l'etichetta giornalista può scrivere online o via cartacea per un magazine più o meno importante? è questa considerazione, tua e di altri che denigra la categoria. Il rispetto non lo porti tu, supponendo che nessun fashion blogger abbia le carte in regola a differenza di chi la professionalità la mangia tutti i giorni a pranzo e cena. Non sai cosa sta dietro ad ogni singolo blog. Molti sono per come dici tu MA qui deve considerarsi anche il non fare di tutta l'erba un fascio. eh sennè ciao proprio..

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    1. Veramente il concetto di post, cioè di articolo, è totalmente diverso dal concetto di "status" del social. Il social si basa sulla velocità del frammento: una frase, una foto, un video. Mentre il blog si basa sull'idea di un articolo completo. E infatti chi si approccia ad un blog sa bene che dovrà leggere tutto un concetto, a differenza del social che invece si basa su una fruizione veloce e immediata. Ed è questo il motivo per cui il blog non verrà mai surclassato dal social: perchè c'è un modo di fruire il contenuto che è diverso. Ma si tratta sempre di fruirlo, cioè di condividerlo e di poterlo giudicare attraverso i commenti (cosa che prima non succedeva con i giornali). Non è che il blog ha ancora la sua vita perchè parla di moda o permette di creare moda: quello lo fa chi di dovere e nei luoghi opportuni.

      Riguardo il blogger che è "altro", se è altro però non deve essere fashion blogger altrimenti confonde la categoria, perchè mescola competenze che non appartengono al fashion blogging. E questo danneggia la figura del fashion blogger, perchè in questo modo non avrà mai una specificità all'interno del mondo della comunicazione ma verrà visto come un mezzo per arrivare ad altro. Non ho scarsa considerazione di chi sta dietro lo spazio in rete:ho scarsa considerazione di chi cerca di utilizzare lo spazio in rete per arrivare a scopi professionali perchè in questo modo a. fa la furba professionalmente e b. rovina la categoria non permettendo di avere le sue specifiche funzioni, ma confondendole.

      Il fatto che uno sia laureato, che abbia gli studi, che sia per sostenere l'esame di stato non è qualcosa di negativo: è negativo che una persona che abbia questa base decida di sfruttare il fashion blog per arrivare ad una professione, quando invece dovrebbe fare il normalissimo (e faticosissimo) percorso che il lavoro richiede. Il fatto che abbiano degli studi alle spalle non li giustifica nell'utilizzare una scorciatoia.

      Credo che solo il giornalista possa scrivere di moda, così come solo lo stilista può creare moda perchè è la loro professione. E la loro professione la svolgono nei luoghi professionali: nelle redazioni, nelle case di moda (a prescindere che siano o meno importanti). Ma questo non c'entra niente con il fashion blogging: il fashion blogging è altro. Il fashion blogger non è il giornalista e non è lo stilista, quindi le sue funzioni sono altre. Se invece tenta di appropriarsi di funzioni altrui non fa che confondere la categoria, permettendo che gli altri la negativizzino considerandolo qualcosa di superfluo e arrivista.

      Quindi non è che non porto rispetto pensando che il fashion blogger non abbia le carte in regola: semplicemente se una persona ha le carte in regola allora non fa il fashion blogger ma va a fare quel lavoro, facendo il normale percorso che lo porta a lavorare. Se invece il fashion blogger che ha le carte in regole si crede furbo di ricoprire un ruolo (cioè quello del fashion blogger) che può dargli una scorciatoia per arrivare al mondo del lavoro, allora denigra la categoria perchè non gli permette mai di avere una sua specificità.

      Ovviamente non so cosa c'è dietro ogni singolo blog, ma proprio come hai fatto tu nel post sto parlando genericamente perchè era un discorso in generale. Eventualmente si può parlare delle singole persone, ma a parte che sarebbe scorretto, ma poi se uno crede ad un'idea la applica a tutti. Io credo fermamente che il fashion blogger non debba sostituirsi al giornalista e allo stilista, e chiunque lo faccia per me sta sbagliando. Anche uno talentuoso, perchè se uno è talentuoso cerca di fare il suo percorso lavorativo, come tutti, per arrivare a fare il giornalista e lo stilista. Se sfrutta il fashion blogging per farlo denigra la categoria e denigra anche tutti gli altri lavoratori come lui che hanno fatto il percorso di lavoro normale per arrivare a fare quel lavoro.

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  8. E quando dico : quella persona magari scrive al posto di un giornalista perchè è brava, non intendo la dote innata che la caratterizza e la esalta nello scrivere e nel parlare di un certo argomento, mi riferisco piuttosto al suo backgroung scolastico che è giusto che ci sia e che non l'avrebbe portata dove è se non ci fosse stato. I magazine hanno una loro dignità, non assumono persone "vuote" o considerate furbe perchè in possesso di un blog e quindi capaci di trovare una scorciatoia. Una persona non può essere brava a parlare di cose specifiche se chiaramente non ha le basi dietro e chi di competenza, lo sa. Tutto qui.

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    1. Ma il fatto che abbia un background scolastico significa che deve perpetrare la possibilità di fare quel mestiere, non di fare il fashion blogger. Non essendo (e in questo mi pare concordassi) il fashion blogger un giornalista o uno stilista o uno stylist, se uno ha un background scolastico deve fare quel lavoro. Ma quel lavoro non è il fashion blogger: il fashion blogger è altro. Se uno si appropria delle mansioni di giornalista e stilisti e stylist allora è normale che nessuno vedrà di buon occhio il fashion blogger, perchè vedrà visto come una figura che non è in grado di ritagliarsi un suo spazio con le sue mansioni ma si appropria di competenze e doveri altrui.

      Quindi il problema non sono i magazine stupidi, ma è la persona che, per onestà, dovrebbe intraprendere la strada giusta nel momento in cui decide di fare un qualcosa. Una persona vuole fare la giornalista? Fa la scuola, l' università e poi vai a scrivere articoli per piccolissime, piccole, grandi, grandissime testate. Fa cioè il suo percorso che lo porterà al lavoro. Non farà il fashion blogger, perchè il fashion blogger non è fare il giornalista.

      Tutto qui :)

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  9. Ma perchè chi ha una competenza specifica non può decidere di accostarla all'attività di blogging? Una cosa, non esclude l'altra. Allora esisterebbero solo luoghi di condivisione professionale e non sarebbe corretto per chi di moda ne vuole sapere quel che basta, nel caso in cui si parli di fashion blogger. Lo steso vale per tutti gli altri campi. Non è che chi fa il fashion blogger, vuole trovare una scorciatoia per scrivere un giorno presso grandi, piccole o medie testate. E' ciò che continui a sostenere ed è ciò con la quale non mi trovo d'accordo, quindi potremmo stare qui a dibattere su un argomento che non avrà mai fine. :) Concordiamo che il fashion blogger non è un giornalista MA è comunque una persona che backgroung scolastico o meno decide di fare della sua vita sociale e in rete ciò che più crede opportuno, senza malizia, pregiudizi e pensieri di furbizia. I fashion blogger sanno di non essere giornalisti ed il fatto che essi esistano, non comporta una malsana concezione della categoria. A causare quest'ultima cosa, sono altri elementi, inerenti i primi 8 punti.

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    1. A mio parere non la può accostare perchè, come dicevo, finisce per confondere le mansioni lavorative. Alla fine risulterà che il fashion blogger non è niente, ossia, non ha un suo ruolo ben specifico perchè i fashion blogger, sia chi ha una competenza specifica sia chi non la ha in un particolare campo (che sia il giornalismo, lo stylist o la progettazione di moda), fanno ciò che invece va fatto in quanto "lavoratore" in quel campo (e se una persona aspira a quel lavoro fa il normale percorso lavorativo, non fa il fashion blogger). Ecco perchè una cosa esclude l'altra a mio parere, perchè si danneggia la figura del fashion blogger (ma anche la figura di quel lavoro, che richiede una specifico percorso che tutti gli altri in quel campo va a fare).

      Esistono i luoghi di condivisione professionale nel momento in cui uno vuole leggere, conoscere, sapere e commentare QUELLA tipologia di prodotto, ossia un articolo di giornale, oppure dei capi realizzati (o da realizzare). Se uno non vuole leggere, conoscere condividere e commentare questa tipologia di prodotto, fa riferimento ad un fashion blogger, che quindi non tratta queste cose perchè queste cose sono già trattate da quel lavoro. Sovrapporre questi lavori non giova al fashion blogger, che alla fine non è "nè zuppa nè pan bagnato".

      Comunque non ho detto che i fashion blogger vogliono trovare una scorciatoia per scrivere: ho detto che chi ha delle competenze specifiche nel campo del giornalismo, se vuole fare il giornalista, fa il normale percorso lavorativo che tutti fanno perchè è quello il modo giusto per lavorare in quel campo. Se decide di fare il fashion blogger per applicare quelle competenze sta cercando una scorciatoia.

      Quindi ogni blogger può applicare il suo background scolastico al suo fashion blog, ma a mio parere questo è sbagliato perchè proprio come il commercialista ha le sue mansioni specifiche, anche il fashion blogger deve avere le sue mansioni specifiche e queste non devono sovrapporsi a mansioni che già hanno altri, altrimenti nessuno mai riconoscerà al fashion blogger un suo ruolo all'interno della comunicazione, ma verrà sempre visto come una figura che non è niente, senza sue mansioni specifiche.

      Poi che gli 8 punti possano danneggino la figura l'ho detto sin dall'inizio, ma su uno dei 10 punti di quello che invece un blogger dovrebbe fare non sono d'accordo e ho scritto il perchè. E il mio perchè l'ho scritto per condivisione e non per far cambiare idea. Quindi il fatto che non ci troviamo d'accordo non vuol dire che uno non possa esprimere la sua.

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  10. Dimentichi che fare il fashion blogger non è fare un lavoro. Non è un lavoro. Dimentichi che il fashion blogger non svolge delle mansioni specifiche ma deve semplicemente attenersi a ciò che la parola stessa dice : blogger ovvero colui che scrive su internet e fashion ossia di moda.
    Può essere riduttivo così detto in realtà non toglie nulla a nessuno, non confonde le categorie poichè non ha ovviamente le caratteristiche richieste invece ad un professionista quale ad esempio il giornalista che deve aver superato un esame di stato, fatto praticantato, possedere il cartellino, scrivere ed essere pagato per ciò che scrive dalla rivista presso la quale scrive, non è un'attività utilizzata per applicare gli studi fatti o in corso in vista di un eventuale carriera in un determinato settore.
    E certo! anche se non ci troviamo daccordo sono felicemente contenta di poter condividere e scambiare pareri, opinioni, idee e valori con una persona che la pensa in modo e maniera diametralmente opposta alla mia.

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    1. A parte che attualmente il fashion blogging non è un lavoro (almeno non qui) ma lo sta diventando (non dirmi di fashion blogger che possono viverci di questo...), ma proprio perchè non è un lavoro non può avere una propria specificità se si sostituisce ad altri lavori. E se deve attenersi alla sua parola deve essere un blog, cioè un insieme di CONTENUTI. Ma tali contenuti non possono sovrapporsi ad altri contenuti sviluppati già attraverso i lavori di competenza (giornalista e quant'alto) altrimenti il fashion blogger non avrà mai un suo ruolo, lavorativo o meno.

      Scrivere di moda quindi toglie al blogger la possibilità di condividere dei contenuti che siano propri, non propri in quanto personali, ma propri in quanto specifici per il suo ruolo, che non può essere un ruolo che ricopre già un altro, altrimenti non ha senso di esistere un blogger se quella cosa viene già sviluppata.



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  11. Il fashion blogger, può parlare e discutere di tutto. Ripeto, a parer mio, non è questo che mette in moto meccanismi discriminatori in relazione alla categoria in questione. E' tutt'altro. E' il mal uso dei social, dei linguaggi, dei modi, delle competenze e del rispetto che permette a chi guarda sia dall'interno che dall'esterno di giudicare in maniera più o meno opinabile. Il blogging fatto bene è un piacere, è quasi più bello di una rivista professionale perchè ti inserisce a pieno nell'io, nell'ego di chi lo gestisce quel blog. E chi cura nei dettagli un sito online, lo fa per svariate ragioni. Se questa persona, sta studiando per diventare giornalista, è normale che avrà più competenze nello scrivere un determinato articolo ed è normale che cercherà di applicarle nella scrittura MA stai pur certo che il livello non sarà mai quello di un professionista e chi di dovere saprà distinguere; per non parlare del fatto che questo applicare conoscenze immagazzinate grazie agli studi nel blog che si gestisce non è sinonimo di "rubare" o "sbagliare" o ancora "accorciare".

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    1. Secondo me invece è proprio questa volontà di voler parlare e discutere di tutto che non permette ai fashion blogger di avere un ruolo all'interno della comunicazione. Non riuscendo a ritagliarsi un ruolo specifico. E ritagliarsi un ruolo specifico è importante all'interno di una società.

      Poi, come ho già detto, sono convinto che tutte le cose che dici contribuiscono a non vedere di buon occhio il fashion blogger, ma sono anche convinto che la strada per dare risalto al fashion blogging non sia quello di cercare di diventare una sorta di rivista, di sostituirsi ossia ad un prodotto che già esiste e che quindi non ha senso replicare, se non essendo una rivista - anche online (che è un'altra cosa dal blogging). Ma bisogna ritagliarsi un proprio ruolo, che sia proprio e non si sovrapponga ad altri che già esistono a livello professionale, altrimenti non ha senso.

      A me sinceramente non interessa che il livello di un fashion blogger che studia giornalismo non sia come quello di un professionista. Potrebbe anche esserlo, chi può dirlo, può essere anche una persona molto talentuosa. Il problema è semplicemente che se la persona vuole intraprendere quella strada fa la carriera come la fanno tutti. Se apre un fashion blog fa un danno, prima di tutto a sè stessa perchè dovrebbe perpretare la strada professionale e alla categoria perchè la confonde con altro sovrapponendo mansioni che non gli permetteranno mai di avere un ruolo proprio.

      Poi come ho già detto, non è che tutti utilizzino le conoscenze per rubare o accorciare. Ma se uno lo fa parlando di moda su un fashion blog sì, perchè se avesse coscienza delle proprie conoscenze saprebbe che quel tipo di mansioni si svolgono nei luoghi specifici. Fare il blogger non vuol dire fare articoli sulla moda e sul fashion. A quello ci sta già chi si pensa.

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  12. apparte che ho detto pure io che fare il fashion blogger non è sinonimo di lavorare. il fashion blogging non vuole sostituirsi alle riviste nè lo fa parlando di tutto ciò che riguarda il settore moda. Io non capisco allora cosa effettivamente dovrebbe fare uno che si etichetta come fashion blogger ovvero uno che utilizza il binomio fashion + blogger. Cioè lo dice la parola stessa e non mi pare che il tutto abbia contribuito a mescolare in negativo le competenze che invece spettano a chi la moda la fa in maniera professionale. Proprio perchè non è un lavoro, c'è chi lo fa per passare il tempo dedicandosi ad argomenti che lo stuzzicano, c'è chi lo fa per interagire con le persone, c'è chi studia per diventare giornalista sportivo ma avendo la passione anche per la moda, apre quindi in blog. Sono molteplici i motivi che spingono una persona ad aprire un blog. Mi pare che chi ci sappia veramente fare, un proprio ruolo se lo è ritagliato e come, ad esempio partecipando ad eventi nei quali aiutano i clienti a vestirsi, li consigliano. Voglio dire, il fashion blogger non è un giornalista, non fa del male a nessuno, nè a se stesso aprendo un blog, semplicemente condivide pensieri ed opinioni strettamente personali all'interno di una piattaforma interattiva che permette quindi scambio di commenti tra persone appartenenti a più contesti culturali. E' anche un modo per capire cosa c'è dall'altra parte dello schermo. Resto del parere che a creare confusione sia tutt'altro. e sappi che scambiare commenti con te mi fa sempre piacere perchè mi da l'opportunità di riflettere su tematiche che magari avrei tralasciato o analizzato superficialmente considerando che sono una che anche per una piccola cosa, ci monta il castello pensieroso sopra. Tutto qua! :)

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    1. No infatti, il fashion blogger non è ancora di lavorare ma esistono fashion blogger che potrebbero farlo di lavoro. Ma il punto non è questo, che sia un lavoro o meno c'è bisogno che si ritagli il suo ruolo. E il suo ruolo non potrà mai ricoprirlo se fa ciò che già fanno riviste o stylist o stilisti, perchè appunto lo fanno già loro.

      Attualmente non ho la risposta neanche io sul ruolo del fashion blogger, credo che il ruolo sia ancora in definizione (anche se tu stessa hai parlato di pensieri ed opinioni personali, che non è ad esempio scrivere di moda, che è un'altra cosa) però certamente il ruolo deve partire dalle potenzialità del blog, ossia la condivisione, il confronto, la personalizzazione, tutti concetti che ad esempio una rivista (o anche lo stilista) non ha e che sono proprio il potenziale di un blogger. Ma rispetto al contenuto, questi contenuti non posso essere contenuti già sviluppati altrove, altrimenti non ha senso che esista il blogger. Il blog come parola non rivela la tipologia dei contenuti, quindi non è nella parola stessa che dice che un fashion blogger fa gli articoli di moda come il giornalista di moda, o si mette a creare capi come lo stilista ecc ecc. I contenuti si devono creare partendo dal tema (il fashion), ma è inutile avere un blogger se tali contenuti sono già sviluppati altrove.

      Certo, ognuno hai i suoi motivi, ma se questi motivi si sovrappongono a competenze che già esistono non ha senso che il fashion blogger esista (e da quell'elenco escludo quello che lo fanno per passare il tempo ... perchè in quel caso è un gioco, e il post dice appunto che non è un gioco).

      Ripeto, secondo me il fashion blogger se scrive articoli di moda fa male da un lato al fashion blogging stesso perchè realizza contenuti che già vengono realizzati, e quindi non riesce a definire un suo ruolo (che non può essere presenziare agli eventi ... il fashion blogger allora è una sorta di vippino da GF?). E fa male al giornalismo perchè se è sua intenzione scrivere di moda può fare la carriera come tutti, e dare quindi dignità a questo lavoro come è giusto che sia.

      :)

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  13. ..chi partecipa ad eventi, come dicevo sopra, è un fashion blogger, vanno per la maggiora coloro che pubblicano outfits propri ma che si etichettano comunque come fashion blogger. I ruoli distinti, tra professionisti e non, ci sono. E anche se uno stesse studiando per fare il giornalista di moda e sfruttasse il blog per occupare spazi di tempo libero a disposizione, commentando le collezioni che più lo hanno colpito o mettendo in atto rubriche di costume, stile, ispirazione, che differenza farebbe? che male farebbe? per quanto mi riguarda penso non stia facendo male a nessuno, male inteso come confusione di mansioni, sotterramento di un ruolo come il fashion blogger. Non fa del male nemmeno a se stesso perchè è il primo a sapere - credo io - che ciò per cui sta studiando è una cosa, ciò per cui scrive sul blog è un'altra, momentanea o duratura nel tempo. Non è un modo per fare chissà cosa, non è un modo per sentirsi già arrivati, non è un modo per mescolare e confondere i ruoli, le competenze. A quello ci pensa chi svolge questa attività proclamandosi chissà chi e mettendo in atto tutto ciò che chiunque voglia aprire non blog, non dovrebbe assolitissimamente fare : 8 punti!

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    1. Ma il problema non è il professionismo. Il problema sono le mansioni. Che un fashion blogger scriva un articolo, che sia professionista o meno, ha la stessa possibilità di visualizzazione di un qualsiasi professionista su Internet, anzi tendenzialmente il fatto che sia gratuito permette di farlo leggere di più rispetto ad una rivista che invece deve essere acquistata. Quindi il problema non è nella natura dell'articolo, ma nel fatto che il fashion blogger sia facendo qualcosa che fanno già altri e quindi il suo ruolo non c'è, non ha "senso".

      Se uno stesse studiando per fare il giornalista di moda e vuole fare un articolo (che è diverso da commentare, per commentare non c'è bisogno di aprire un blog) lo fa nelle sedi opportune. Se lo fa aprendo un fashion blog ripeto fa del male alla categoria non permettendo di definirgli un ruolo. Non è un problema di confusioni di mansioni, ma proprio di mansioni già sviluppate altrove. Nessuno si confonde: anzi diventa chiaro che il fashion blogger è uno che non è un giornalista però fa gli articoli. E quindi arriva ad avere un ruolo definito.

      Uno può rendersi conto che ciò per cui sta studiando è una cosa e il blog è un'altra, però utilizzare quello per cui sta studiando riversandolo sul blog non fa che confondere la categoria rispetto alle sue mansioni, perchè un fashion blogger che scrive articoli di moda sta realizzando un prodotto che è gia disponibile altrove. Quindi il fashion blogger non arriva ad avere un ruolo definitivo e un suo senso. E' una sorta di tutto e niente. Hai un fashion blog, che fai? Scrivo articoli di moda, però poi faccio anche i capi, però poi collaboro con shooting per lo stylist, poi dò delle mie opinioni su collezioni, poi faccio delle foto di outfit. In pratica, non hai un ruolo. Non sei un pittore, idraulico, imbianchino, falegname, musicista, cantante. Tutti questi, che siano mestieri professionali o cose fatte per passione, hanno un ruolo ben definito. Il pittore fa quello (poi lo fa nei modi che vuole lui, ma fa quello!), l'imbianchino fa quello, cioè la sua mansione. E così via. Penso che più di così non saprei essere più chiaro nel far capire il concetto di ruolo e mansione, che è una cosa che ora al fashion blogger non ha, ma continuerà a non avere se svolge mansioni che vengo svolte da altri, a prescindere che lo facciano in modo professionale o meno.



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  14. Se non sai definirmi nello specifico cosa e come dovrebbe fare un fashion blogger, allora arrivo a credere che nemmeno dovrebbe esistere come figura. Tra l'altro, il confronto lo fa già, la personalizzazione pure - a parte i copia e incolla - i contenuti riguardano la moda, si, ma non nelle sfaccettature professionali. Il fashion blogger ti parla della sua concezione di moda, ti consiglia, ti domanda, si confronta e giudica a suo gusto e parere quello che può essere un outfit o un capo preso da uno store a caso online o lo street style. Tutto viene fatto secondo pareri non professionali e anche se chi stai dietro allo schermo e alla tastiera fosse specializzato nel settore e scrivesse contemporaneamente per il suo blog, non ci sarebbe niente di male anche perchè sarebbe/è consapevole del fatto che quando scrive in rivista parla professionalmente, critica e via dicendo, quando scrive sul blog, può metterci la sua impronta giornalistica ma resta comunque un contesto diverso ed a ciò si adegua di conseguenza. Il suo ruolo a mio parere, se ben svolto è utile, riceve molte visite come dici perchè è gratuito ma sopratutto è fonte di svago per i lettori stessi che vogliono concedersi una pausa andando a sbirciare tra contenuti online scritti e dettati dall'istinto di persone che terminato il lavoro, lo studio, la scuola sono persone comuni, che scrivono per un motivo ma lo fanno scindendo le due cose. Il prodotto del fashion blogging è a parere mio differente da quello che troviamo in una qualunque rivista di moda. E' personale, è unico, è divertente, è fuori dagli schemi, è tutta un'altra cosa. Quando l'attività viene svolta così allora per me siamo di fronte ad un buon fashion blogger, con competenze e ruoli definiti altrimenti no e si arriva di nuovo agli 8 punti.

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