Eri come l'oro ora sei come Loro.

17:30:00

Prendo spunto da una canzone di Tiziano Ferro per tentare un approccio di confidenza verso il blog ed i suoi lettori, abbandonati dalla sottoscritta da un pò di tempo a questa parte.
Quando ho aperto My Fashion StyleBook, sentivo la necessità di condividere con quante più persone possibili i miei personali pareri riguardo un settore che di pareri come i miei nè ha piene le tasche. Ma quelle che volevo proporre erano opinioni inerenti tematiche che spaziavano dalle più fresche, tranquille e perchè no, divertenti, alle più nascoste, evitate, tralasciate, forse. 
Dunque in periodi in cui, la mente è occupata da altro, impegnata e sovrastata da molteplici questioni, penso sia inutile scrivere comunque. Preferisco ed ho preferito premere Pause, pensare, riflettere per poi toccare Play.




Intanto di cose ne sono successe, a bizzeffe. Ma troverò per queste altro tempo a cui dedicare.
Mi premeva ricominciare a comunicare, trattando, per quanto ne possa sapere, una problematica che ben si intreccia al mondo della moda. 
In realtà qualcosina ne so..
Se date un'occhiata alla sezione "About", noterete la mia esperienza presso la facoltà di psicologia. Il fatto che abbia deciso di lasciare quegli studi per dedicarmi a ciò che attualmente mi impegna e mi gratifica a livello universitario, non significa che non mi piacesse il contesto, l'ambito, le materie. Diciamo che non eravamo diventate amiche per la pelle. Io e la psicologia non eravamo in sintonia. 
D'altro canto, mi ha permesso di scoprire cose interessanti, stimolanti, imbarazzanti ed al contempo spunti di riflessione.
Quando ti ritrovi in mano un malloppo di "Psicopatologia dello sviluppo" non puoi fare altro che leggere ogni pagina a bocca aperta, sfogli, sottolinei, evidenzi, proiettando ogni cosa alla realtà, quella vera, quella che ti circonda, quella che pensi non possa mai toccarti. 
Arrivi così allo studio approfondito della cosiddettà anoressia.
Una brutta parola solo a pronunciarla. Ancor più tremenda a toccarla.
Squallida se analizzata dal punto di vista della società che pur difendendosi dalle accuse, non fa altro che esaltare figure perfette, diete irrinunciabili, misure su misure.
La società di oggi è come uno specchio deformante. E' l'esatta immagine che le ragazze anoressiche vedono di loro stesse.


I mass media sono il più potente mezzo di comunicazione. Attraverso spot pubblicitari, canali televisivi e fotografie su riviste, si creano modelli e canoni da seguire, si conforma la persona ad essere tale, a fare in quel modo, a vivere quella vita, perchè è quella la via giusta, corretta, che porterà al benessere.
 In particolar modo la ragazza adolescente è indotta a conformarsi a quello stile, finisce per credere che se a sfilare sono modelle magrissime, se a farsi vestire sono solo taglie 38, se ad avere successo è chi ha le giuste caratteristiche per farlo, allora va bene così, deve essere così. 
D'altro canto, sono i media stessi che accanto a tali immagini, offrono l'opposto. Ragazze dai non-corpi che mangiano a più non posso. 
L'informazione pone le sue fondamenta sulla comunicazione subliminale, togliendo quindi alle persone la capacità di analizzare il messaggio dello spot in modo critico e razionale. In conseguenza si può credere di mangiare all'infinito rimanendo magre (Bulimia) o evitare il cibo per rimanere sui canoni di bellezza ideale(Anoressia). 


Quello che è certo è che la responsabilità di moda, pubblicità e canoni standardizzati è assolutamente parziale e non riconducibile al malessere dell'intera società. C'è da dire che di fondo esiste già un terreno fertile in grado di accogliere tali disturbi alimentari. In genere chi ne soffre, ha problemi di stima di sè stesso, non si relaziona nella maniera giusta in casa e fuori, soffre di ansia ed attacchi di panico. 
Moda e pubblicità, contribuiscono però ad alimentare il fuoco. Non lo spengono, lo alimentano. 
Modelle che fanno parte di questo circolo vizioso, si aggrappano al loro lavoro come fosse l'ossigeno che respirano. Basta quello, il cibo non serve più.
A sbagliare è chi permette a queste ragazze di sfilare. Di proporsi su passerelle viste da milioni di persone. A sbagliare è chi fonda la pubblicità del suo prodotto affidandosi a corpi fantasma, per colpire l'obiettivo ed ignorare le conseguenze. A sbagliare sono le riviste di moda a proclamarsi contro l'anoressia per poi presentarsi alla presentazione delle collezioni, perchè poi l'abito lo indossa una persona vera e non il manichino.
Di questi tempi, non sarebbe poi così sbagliata una rivoluzione sociale anche per questo problema che colpisce sempre più adolescenti. 
Vogliamo davvero costruire un futuro con persone-stecchino?



Ecco che le critiche a fronte della presenza di Melissa Satta al Calzedonia Show andato in onda l'altra sera, le trovo alquanto fuori luogo. In un mix di modelle e ragazze taglia 38, c'era lei, in tutta la sua bellezza ma con la carne che le copriva le ossa e la rendeva unica. Era proprio un bel vedere in mezzo a tanta pochezza. 


Se siete come l'oro, non diventate come LORO.



Giada.

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6 comments

  1. Mi trovi d'accordo su ogni singola parola!

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  2. Mi fa piacere che si parli di questo argomento, anche se a furia di dire che "non se ne parla" se ne parla tantissimo. Ma questo è solo un lato positivo.

    L'unica cosa che non concordo rispetto a questo discorso è il fatto che la moda induca le ragazze a seguire quello stile, cioè induca a dimagrire. Questo non è vero. E' vero che la moda crea dei modelli, ma quei modelli sono funzionali al loro lavoro e non a creare dei valori. Non è la moda a creare dei valori, è la famiglia che li crea. In tal senso quindi deve essere un genitore che deve educare la propria figlia a capire che quella è una realtà in cui una modella deve essere magra (non sto parlando di anoressia, quindi di modelle che sono effettivamente magre) perchè lo stilista ha bisogno di quel fisico per realizzare un pezzo unico che andrà su una passerella (e che solo successivamente verrà realizzato in serie in altre taglie). Non può essere la moda a creare il valore perchè la moda ha la funzione di progettazione, di estetica e di intrattenimento. Non può prendersi questa responsabilità: questa è una cosa che deve fare in primis la famiglia e poi in parte (fino ad una certa età) la scuola. Lo stesso discorso vale per la pubblicità, per la tv, per il cinema, i videogiochi. Ad esempio, non è colpa dei videogiochi violenti se un ragazzino che li usa è violento: è colpa del genitore che non è stato in grado di educarlo e fargli capire che quello è un gioco, che non è la realtà, che lì non ci sono i valori.

    In tal senso quindi io trovo che sia a volte troppo semplice prendersela con la moda e con la pubblicità, che svolgono solo il loro lavoro facendo riferimento a dei loro canoni, e non guardare al vero problema, che è la famiglia. La famiglia che non è più in grado di educare i figli, che non riesce a dare dei valori. Però è colpa loro, non di chi fa il proprio lavoro.

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    1. Adoro i tuoi commenti perchè mi offrono spunti di riflessione.. :)Concordo con ciò che dici, infatti ho precisato che la moda e con essa la pubblicità mettono del loro in tutto questo ma alla base ci sta un malessere di fondo, scaturito da ben altri problemi che non riguardano minimamente i mass media. E' vero, la moda progetta su determinati modelli, crea su basi standardizzate perchè è ciò di cui ha bisogno MA non necessita di modelle che sembrano non tenersi in piedi. Ci sono foto in rete che fanno rabbrividire, davvero. E' questo il problema della moda secondo me, il proporre persone che nonostante il duro lavoro di un'intera collezione fanno passare tutt'altro messaggio. Io che guardo la sfilata, guardo anche chi indossa cosa, come lo indossa, come gli sta, così da capire se potrei portarlo pure io o meno. Non è colpa della moda, è colpa dell'educazione in primis, mi trovi daccordissimo su questo, a maggior ragione avendolo studiato, e nemmeno di chi fa il proprio lavoro; la colpa è di chi lo fa nel modo sbagliato. Ci sono milioni di modelle, perchè mandi in scena proprio lei? Frantuma ancor di più l'immagine della società ma sopratutto l'intenso lavoro di ciò che indossa per te, stilista. Per quanto mi riguarda, la moda è complice quando si avvale di modelli assolutamente non convenzionali.
      Per i videogiochi credo sia un discorso a parte. Completamente. Sembra che se ne parli, in realtà nessuno vede, nessuno sente e intanto le ragazze scompaiono come nulla fosse. E' dovere parlarne.

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    2. Sull'estremizzazione delle modelle mi rendo conto. In tal senso è vero anche che la moda qualcosa sta facendo. Però comunque il modello che loro principalmente seguono è quello "magro" perchè consapevoli che certe particolarità dei loro tagli, modelli, delle silhouette dei vestiti, su quel corpo, in 2 secondi di sfilata in cui quel capo passa, sarà più visibile rispetto ad un'altra taglia a cui invece bisogna dare un'attenzione più dettagliata per capirne i particolari.

      In tal senso credo che quindi bisogna educare il pubblico a guardare il capo e non la modella. La modella è al servizio del capo, non è l'oggetto della sfilata. Ha ragione Tyra Banks quando dice che la modella deve avere personalità: la modella deve interpretare il vestito, non fagocitarlo. A volte però non lo fanno e siamo più noi che ci concentriamo su di esse, sbagliando. Anche perchè loro stesse non vogliono avere questo ruolo, non vogliono essere un modello da seguire: voglio dire, sono persone come noi tutti e vogliono vivere come noi tutti in modo sereno, senza pensare che una loro magrezza debba essere motivo di "vergogna" solo perchè sotto l'occhio dei riflettori. Lo dico perchè molte di loro, per quanto magre, non è che siano anoressiche. Sono semplicemente magre. Ad esempio, rispetto a Melissa Satta quelle di Yamamay erano magre, non anoressiche. E di queste non possono averne una colpa.

      Quindi non so, per me la moda è vista come complice perchè è molto più semplice puntare il dito contro la moda che non contro chi non è in grado di insegnare una cultura in cui si spiega che quello è un lavoro, è un mondo fatto appositamente per un servizio di stile. E cioè la famiglia e in generale la società stessa. E questo a mio parere è un discorso che vale per tutto: la moda, i videogiochi, la pubblicità. Tutto ciò che a che a fare con "l'intrattenimento" (in senso lato), che non ha il dovere di insegnare niente a nessuno perchè non è suo compito. :)


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    3. Perfettamente! Concordando su questo ennesimo punto ribadisco il mio non puntare il dito contro la moda bensì contro il sistema, la società e l'educazione in generale. Sarebbe l'ora che qualcuno insegnasse qualcosa di differente, di bello da vedere ma sopratutto da percepire. Per quanto riguarda altri argomenti come i videogiochi continuo a pensare che sia un discorso a sè stante, è un'altra tematica che comporta altre conseguenze a livello psicologico, a livello mentale.

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